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martedì 7 giugno 2022

L'Ombra e il Male nella civiltà contemporanea

Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una accelerazione del processo di decadimento culturale della nostra società; l'Italia è uno dei paesi in cui questa decadenza è risultata più violenta e visibile per tutta una serie di fattori politici, sociali e psicologici.
Questo inasprimento di meccanismi già avviati diversi anni or sono, che concernono il linciaggio mediatico e sistematico di chiunque non si allinei all'ideologia dominante, è stato dovuto alla crisi innescata dalla politica covid - e sottolineo "politica covid", non dal covid che si sarebbe potuto gestire in tutt'altra maniera e senza l'isteria collettiva che invece hanno volutamente scatenato le autorità attraverso la spettacolarizzazione della morte e della malattia ed il mantenimento di una grottesca parodia dello stato di guerra - ma, in realtà, è stato solamente il trionfo di un culto della prevaricazione innescato in tempi non sospetti, istituendo di fatto la creazione e persecuzione del capro espiatorio, e coltivando l'intolleranza verso le opinioni differenti da quelle divulgate dal mainstream.
In particolar modo, ciò che è stato istituzionalizzato dall'inizio della pandemia fino all'attuale conflitto russo-ucraino, è stata l'invenzione di un satanismo laico (da Satana, "Avversario"), ossia di un nemico pubblico contro il quale convogliare tutto il malcontento, la frustrazione, l'odio sociale. Un nemico sul quale riversare la colpa di tutto il male che accadeva e continua ad accadere.
In principio, erano le persone che uscivano di casa, magari per una passeggiata in solitaria, e/o che mettevano in discussione le ignobili misure restrittive del regime sanitario, le quali hanno abbattuto in poco tempo i principi della nostra Costituzione e del nostro stesso ordinamento liberal-democratico. Poi, il nemico è diventato il non vaccinato, contro ogni principio ed evidenza scientifica, la persona contraria al green pass, ovvero chiunque volesse mantenere integra la proprietà del proprio corpo contro i tirannici, sadici trattamenti sanitari imposti da autorità e propagandati da istituzioni i quali dovrebbero essere tutti, indistintamente, processati innanzi ad un tribunale internazionale per crimini contro l'umanità. Infine, il nemico è diventato Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa, e con lui i Russi tutti, finache la cultura e l'arte russe: anche questo è accaduto in un'atmosfera di totale irrazionalità, ignoranza o malafede sulle ragioni della Russia e le questioni geopolitiche, insomma, in un clima di continua caccia alle streghe, di inquisizione, di persecuzione e messa al bando di tutte le opinioni dissonanti con l'unico coro stonato diretto dal potere attuale.
Le masse si lasciano trascinare inerti in questo mostruoso "Gioco del Trono" in cui ogni individuo è solo uno zombie telepilotato e scagliato contro i nemici di turno, che quasi sempre sono solo i vivi, cioè gli uomini liberi che conservano ancora il lume della ragione, il calore della dignità, il buonsenso. Questo nonostante i mass media ed il clero che viene chiamato a recitare la propria parte in un teatro sempre più assurdo e grottesco si contraddicano in modo palese, divulghino notizie che risultano poi essere sistematicamente false, mentre sul fronte opposto ci si adoperi affinché qualche barlume di realtà oggettiva, ergo di verità, possa arrivare dentro le case di ognuno assieme alla valanga di menzogne che vi giungono con troppa facilità.
Sorge spontaneo chiedersi quale eggregore terrifica si sia impadronita dell'inconscio collettivo, quale Nume agisca attraverso le persone in una sorta di vera e propria possessione che va ben oltre l'ipnosi di massa, perché dall'ipnosi è possibile svegliarsi, mentre qui ci sarebbe bisogno di chiamare a raccolta tutti i migliori esorcisti della storia del cinema, dal famoso prete a Costantine, fino ai fratelli Winchester di Supernatural. E forse non basterebbero i loro sforzi congiunti a contrastare questa follia che sembra animare legioni di individui ridotti ormai a gusci vuoti, privi di cuore e di pensiero, o meglio, abitati dal pensiero che qualcun altro, dall'alto, stabilisce per loro.
Da studiosa indipendente e appassionata di psicoanalisi junghiana, la mia personale spiegazione risiede in quella che oggi potremmo definire l'Ombra collettiva, formata da tutte quelle pulsioni, da quei fattori inconsci, dagli elementi naturali rimossi a forza dalla coscienza della società.
Tra questi elementi, vi è sicuramente il sentimento religioso. Per troppo tempo la civiltà occidentale ha premuto l'acceleratore sull'atteggiamento positivista, scientifico che è divenuto scientista, utilitarista-remunerativo; una volontà di sezionare ogni cosa, togliendo magia e sponaneità alla vita stessa, unita all'atteggiamento aggressivo nella pretesa di "disinfettare il cielo", come avrebbe detto il mio padre spirituale Carl Gustav Jung, e la natura stessa, dagli Déi. Ma come anche la storia più antica ci insegna, il bisogno di spiritualità, di fede e culto, di ritualità e misticismo, è parte integrante della nostra natura umana, a prescindere dalle singole opinioni che ognuno ha della religione o della metafisica. Non si può sopprimere il sentimento mistico senza che questo esploda, presto o tardi, in una vera e propria isteria religiosa rivolta a ciò che in quel preciso momento storico si sostituisce alla religione, offrendo protezione vera o presunta, rimedi contro il "male" del momento, un sistema di dogmi e credenze che vanno a costituire una fortezza inespugnabile dai fautori del dubbio e della critica razionale, una certa ritualità, una o più istituzioni di riferimento, dei mantra da ripetere per convincere i fedeli, degli oggetti di riconoscimento quindi di culto, e naturalmente un "maligno" contro il quale indirizzare tutte le emozioni negative. In tempo di pandemia, è stata la scienza medica ad auto-proclamarsi nuova religione, in tutto e per tutto, con il suo clero di scienziatucoli da salotto e squallide processioni di flagellanti in coda dinnanzi agli hub vaccinali, che ripetevano pappagallescamente quelle patetiche giaculatorie inculcategli dal sistema mediatico, da pessimi dirigenti politici, e da una classe medica che ha del tutto abdicato a quello che doveva essere il suo ruolo, ovvero curare il malato, e non certo distruggere la salute psico-fisica dei sani. Il tampone naso-faringeo è divenuto il nuovo strumento di tortura, simile all'ago di 9 centimetri con cui gli inquisitori infilzavano ogni parte del corpo delle presunte streghe al fine di scovare il marchio del maligno. I gel igienizzanti hanno rimpiazzato l'acqua santa, le mascherine sono divenute il marchio che distingue gli obbedienti da coloro che proprio rifiutano di sottomettersi al nuovo credo. Questi ultimi, i non-genuflessi, sono stati trasmutati nelle odierne incarnazioni del male, responsabili dei contagi, delle morti, delle terapie intensive e di qualunque altra stupidaggine si prestasse ad essere strumentalizzata dai nuovi chierici. Non vaccinati o semplicemente critici nei confronti dei vaccini, non credenti della narrazione ufficiale (che come sappiamo fa talmente acqua da non risultare credibile neppure per un contadino analfabeta degli anni '50, che perlomeno sarebbe stato in grado di farsi delle domande di fronte ad emerite idiozie come quelle che sono state impunemente pronunciate), personale sanitario che poneva delle legittime domande o sollevava altrettanti legittimi dubbi, giornalisti non allineati, persone comuni riunitesi nelle piazze per manifestare il proprio dissenso verso la politica del controllo e dello psico-terrorismo, come previsto dall'insieme dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione.
Un altro elemento costitutivo dell'Ombra collettiva, che ha contribuito a proiettare questa in modo così potente da oscurare il cielo, e di conseguenza, nelle tenebre dell'ignoranza e dell'irrazionalità, ridefinire il concetto stesso di Male, annullando simultaneamente ogni capacità di discernere quest'ultimo dal bene, è senza dubbio la rimozione forzata di tutte quelle pulsioni aggressive designate alla sopravvivenza dell'individuo. Per anni, quelle stesse parti politiche che hanno imposto TSO e istigato all'odio verso i non-genuflessi, non hanno fatto altro che indottrinare la popolazione con idee di inclusività e accoglienza che puntualmente si sono scontrate con le realtà barbariche e feroci di chi era il primo a non volersi né potersi integrare, hanno messo al bando e castigato severamente ogni pensiero che si mettesse di traverso alle ideologie dominanti (uno dei tanti esempi è il caso Rowling, che cito perché trattasi di una collega, quando ha osato ribadire ciò che è ovvio per legge di natura, ossia che esitono i generi maschile e femminile), hanno risposto agli attenatati terroristici con i gessetti colorati e la loro banale idea di tolleranza; ci siamo sentiti dire che non dovevamo essere razzisti, xenofobi, transfobici, e mentre i loro palazzi edificati sul nulla tentavano grossolanamente di sostituirsi ai nostri castelli dalle salde fondamenta, mentre i loro arcobaleni sintetici volevano soffocare le nostre profonde radici, mentre i loro cavalcatori di razzi su Marte hanno preteso lo spazio e la considerazione del nostro passato di cavalleria, poesia e valori, l'aggressività di questi novelli paladini dei diritti umani veniva rivolta sempre più e sempre con maggiore intensità contro chiunque osasse professare idee ed opinioni differenti dalle loro. Non sto parlando solo di conservatori o di clerico-fascisti, ma anche di liberi pensatori come me, che non amano genuflettersi alle "ideologie alla moda", come cantava Battisti in Una giornata uggiosa.
Ecco come la naturale aggressività repressa nelle masse attraverso meccanismi sociali e mediatici - nonché scolastici ed accademici - implode ad un certo punto con tutta la violenza di cui è capace, precisamente nel momento in cui viene creato ad arte un nemico che, diversamente da altre categorie, risulta legittimo odiare, denigrare e ghettizzare: ieri i no vax, oggi i Russi, domani i russofili, filo-putiniani, non vaccinati e col volto scoperto, che magari non si genuflettono allo sventolare della bandiera NATO o semplicemente scorgono le dinamiche perverse, le montagne di bugie, il terrorismo psicologico che stanno dietro ad un potere ormai in decadenza il cui unico scopo è mantenere se stesso in piedi, anche se barcollante, ancora in vita anche se già putrescente.
Questi sono, in definitiva, i pilastri dell'Ombra collettiva, e dunque le cause primarie del Male contemporaneo che ho potuto individuare osservando, percependo ed analizzando ogni cosa dalla mia prospettiva, che è quella di un'autrice e ricercatrice indipendente con una particolare attenzione ed una certa sensibilità per il sociale, ma soprattutto per quello che si muove sotto di esso, e che potremmo sommariamente definire psiche collettiva. Naturalmente vi sono molti altri contenuti inconsci, nonché influenze metafisiche, che contribuiscono all'eclissi della coscienza collettiva, all'addensarsi e scurirsi dell'Ombra, e quindi al propagarsi del Male nel mondo contemporaneo esattamente come un virus, attraverso l'inevitabile connessione delle menti, in barba a tutte le profilassi rappresentate dai nostri libri di storia e dalla memoria recente degli olocausti che si sono consumati, dei regimi totalitari, delle guerre che, prima fra tutte, uccidono la verità.
Non mi dilungherò in questa sede ad approfondirli uno per uno, ma invito chi ha letto e gradito questo articolo a seguire anche l'altro mio blog, Figli della Libertà, dove tento di fare una disamina dei fenomeni psichici, occulti e spirituali partendo sempre dalla nostra attualità.

MR

immagine dal web



       

venerdì 23 aprile 2021

Schiavi o uomini liberi: se la civiltà occidentale può essere brutalizzata impunemente

 Oggi ho deciso di scrivere qualcosa alla luce delle mie ultime riflessioni di questi mesi, riflessioni che hanno come tema centrale la civiltà. Da siciliana, da donna profondamente mediterranea, per me il concetto di civiltà non è mai stato qualcosa di astratto, ma al contrario, una prospettiva concreta, tangibile, di importanza tale che nulla può esservi anteposto.
Ma che cos'è una civiltà? Cosa la contraddistingue, e cosa, invece, la nega? Quale significato attribuiamo oggi a questa parola? Innanzitutto: se esistono civiltà diverse, che cosa caratterizza essenzialmente la nostra, quella mediterranea e, in un'ottica più ampia, quella occidentale, che ieri riguardava essenzialmente l'Europa mentre oggi coinvolge anche gli imperi d'oltreoceano.

L'eclissi della coscienza collettiva, per usare un concetto junghiano, cui abbiamo assistito durante i feroci totalitarismi del '900, cui stiamo assistendo da oltre un anno in uno scenario di isteria collettiva, negazione dei diritti umani e delle libertà individuali e pericolose derive autoritarie da parte dei governi e delle istituzioni, facilmente ci può indurre a credere che la civiltà non sia altro che una sottile, fragile superficie di ghiaccio che sin troppo rapidamente va in frantumi sotto i colpi della paura, delle violenze, della decadenza dei costumi, sotto la quale regna un enorme abisso di nere acque e mostri tentacolati, un autentico Kaos che si contrappone a Kosmos, l'Ordine, pronto a scatenarsi con le sue onde divoratrici, i suoi predatori, la sua oscurità dilaniante, non appena viene liberato da quell'esile strato superficiale che lo nasconde sotto una parvenza di assopita staticità.
Impossibile biasimare chi, osservando la brutalizzazione della civiltà, smette di credere nella medesima, o più semplicemente la identifica con l'allegoria che ho descritto sopra.
In tempi recenti abbiamo assistito agli squarci che pericolosamente sono stati creati in quello che io chiamo "il velo" della civiltà. Un esempio è accaduto nel 2011, durante la guerra in Libia e la cattura e uccisione del colonnello Muammar Gheddafi. Il suo cadavere martoriato, il suo stesso linciaggio, sono stati presentati ai paesi occidentali come una vittoria della democrazia sulla dittatura. In molti, a quel tempo, hanno accolto con ingenuo entusiasmo la notizia. Questo è potuto accadere perché i principali mezzi di comunicazione ed informazione hanno per mesi dipinto con toni esasperati (e non di rado menzogneri) la situazione della Libia e la figura stessa del colonnello Gheddafi. Nell'immaginario collettivo egli è divenuto "il cattivo", il tiranno, il mostro da sconfiggere per riportare la pace e ristabilire l'ordine (purtroppo oggi sappiamo che a fine guerra, in Libia, è accaduto tutto l'opposto). Così quando alle masse è stato presentato l'atto brutale - prima il bombardamento della Libia, poi la feroce uccisione del suo leader - non si è levato quello sdegno collettivo che dovrebbe contraddistinguere il mondo civilizzato e nella fattispecie il mondo occidentale civilizzato.
Più recentemente, è accaduto l'opposto con il caso statunitense di George Floyd. Benché quest'ultimo fosse un pregiudicato, e verosimilmente la questione razziale sdoganata dal movimento BLM anche in maniera violenta e non di rado con atti vandalici ed azioni criminali, nulla avesse a che fare con quanto successo, abbiamo assistito alla mobilitazione di ingenti masse di persone e di alcune parti politiche indignate per la morte di Floyd, che hanno empatizzato con lui e non ultimo espresso la loro solidarietà con gesti esagerati ed alquanto discutibili. E questo è accaduto perché al contrario di Gheddafi, cui sono stati attribuiti i peggiori crimini veri o presunti, Floyd è stato presentato dagli stessi canali di informazione unicamente come una vittima. Nello scenario dipinto dai mass media e dal loro mainstream, possibilmente forgiato da quello che oggi chiamano "Deep State", il problema del suprematismo bianco sembra riguardare solo i Neri che vivono negli USA, ma, sempre secondo questo schema di pensiero (unico), non ha attinenza conle vittime della guerra in Libia, una guerra presumibilmente innescata dall'Occidente - bianco ed imperialista - per motivi di egemonia economica e geopolitica.
Ho citato questi esempi solo per mostrare quanto le masse siano facilmente manipolabili; oggi, grazie alle più potenti tecnologie che consentono la diffusione di notizie h24 in ogni parte del mondo e di una determinata narrazione delle medesime, vera o fallace che sia, ancor più di ieri, ai tempi della propaganda nazi-fascista o comunista. 

Una presa di coscienza di questa potente manipolazione e strumentalizzazione dei contenuti dovrebbe immediatamente riportarci alle problematiche attuali: perché una volta ancora il velo che separa la civiltà dalla barbarie è stato fatto a brandelli, e le masse stanno sostenendo tutto ciò, in maniera attiva oppure con un tacito consenso. Nell'ultimo anno, guardando solo al nostro paese, abbiamo assistito a fenomeni raccapriccianti, lesivi della dignità umana, irrispettosi della civiltà; ma la cosa che più mi spaventa è l'indifferenza con cui la collettività vi ha assistito. Il TSO praticato senza alcuna valida ragione su un ragazzo inerme, le vessazioni contro chiunque praticasse un sano dissenso contro i provvedimenti adottati per il contenimento dell'epidemia di covid19, gli atti di violenza verbale o fisica su chi non osservasse le nuove regole alla lettera, i decreti liberticidi del governo in sfregio alla democrazia ed alla nostra stessa Costituzione, la stessa che - per coloro che si ostinassero ad ignorarla - sancisce l'insieme dei nostri diritti e doveri, a tutela della libertà e della vita di ognuno di noi. Non solo; si profila in questo cupo orizzonte una ulteriore violazione dei diritti umani, quella stabilita dalle leggi di Norimberga.
Cito volutamente Norimberga o meglio, il processo di Norimberga, perché esso si configura come uno dei più importanti eventi storici che concernono il mondo occidentale. Non solo, infatti, a Norimberga furono processati e puniti in modo esemplare coloro che avevano brutalizzato la civiltà, ma dal processo scaturì un codice che tutti i paesi democratici sono tenuti a rispettare. Fu un grande passo per la salvaguardia dei diritti umani, della pace tra i popoli e della civiltà occidentale. Quella civiltà che oggi, in barba a tutti i processi, la follia dei governi e delle masse soggiogate con la paura ed il terrorismo psicologico, rischia di essere irrimediabilmente distrutta.
Questo mi riporta alla domanda iniziale, ovvero che cosa è la civiltà.
Potrei concordare che essa è null'altro che un velo, una labile illusione pronta ad infrangersi non appena si scontra con la violenza della realtà. Realtà che è fatta di masse di persone manipolate attraverso emozioni ataviche come la paura di ammalarsi o morire. Ma non è ciò che credo. La mia formazione psico-antropologica e i miei studi indipendenti di mitologia comparata certamente influenzano il mio pensiero, che alcuni troveranno forse, scioccamente idealista. Eppure sono fermamente convinta che la civiltà sia molto di più.
Lungi dall'essere qualcosa di sottile, di meramente superficiale, la nostra civiltà è un albero possente che affonda le radici nel tempo millenario, negli archetipi e nei Numi che lo hanno dominato, nelle leggi, nelle rivoluzioni, nelle avanguardie storiche; negli ideali per i quali i nostri avi si sono strenuamente battuti, giungendo in molti casi a sacrificare la propria vita. Vita che alla luce di ciò, ha valore non come mera sopravvivenza biologica, ma come insieme di azioni e valori che la contraddistinguono, dunque come vita attiva, dedizione, passione, coraggio, onore, creazione del bello, tutela della dignità e della libertà contro ogni forma di tirannia.
Ad oggi, penso che l'umanità sia sempre stata divisa tra i molti, gli schiavi, e i pochi uomini liberi. Gli schiavi sono coloro che si inginocchiano sempre ed incondizionatamente dinnanzi al potere, finanche laddove esso è corrotto e criminale. Nella loro adesione al pensiero dominante essi vedono il riscatto della propria nullità morale ed intellettuale; abbracciando "i forti", da deboli si sentono forti anch'essi, e traggono un senso di superiorità e di protezione da questo atto di genuflessione e sottomissione. Gli schiavi si lasciano manipolare. Permettono al potere di speculare sulle loro paure: la paura del diverso o dell'ignoto, la paura della malattia, la paura della morte. Così essi sono disposti a rinunciare alla libertà per timore di morire. E' sufficiente sbandierare loro anche il solo spettro della morte, per averli in catene.
Gli uomini liberi sono al contrario degli eretici d'animo. Possiedono dei valori propri, che quasi mai combaciano con quelli imposti dal potere, ed un proprio pensiero, indipendente da quello che domina nelle masse. Consci del proprio valore, non sentono il bisogno di affiliarsi al potere, e se quest'ultimo è malvagio, si sentono in dovere di combatterlo con ogni mezzo. Hanno, come tutti, paura delle potenziali minacce, della malattia, della sofferenza o della morte, ma la differenza è che non permettono alle proprie paure di dominarli, perciò non sono così facilmente manipolabili. Antepongono i propri valori ed ideali a quelli affermati dal potere e diffusi nella collettività, e per questi valori sono disposti a battersi. Contrariamente agli schiavi, gli uomini liberi sono disposti a morire per difendere la libertà propria e altrui.

Mi sento di concludere dicendo che sono gli uomini liberi a costruire la civiltà. Essi ne sono gli architetti. In sintesi, potremmo affermare che la civiltà è un ordine che si contrappone a quel caos che, di volta in volta, cerca di distruggerla, dapprima intaccandone le fondamenta, per poi procedere, un gradino dopo l'altro, a demolirla interamente. Diversamente dall'epoca dei regimi totalitari, oggi il potere di una ristretta oligarchia globalizzata vanta una rete talmente intricata e complessa da rendersi quasi inattaccabile: se questo potere trionferà, stavolta, la civiltà sarà sconfitta in maniera definitiva.
Tutto ciò che chiedo in difesa di questa civiltà è di scegliere se in questo feroce "Gioco dei Troni" si vuole essere schiavi o uomini liberi.
Per quel che mi riguarda, ho già scelto da molto tempo.

Grazie.

 

 MR

 


 

 

 

venerdì 2 febbraio 2018

Ila, le Ninfe e la censura

In seguito all'intenzione di rimuovere questo meraviglioso dipinto di John William Waterhouse dal museo in cui si trova in Inghilterra (a testimoniare che non certo solo in Italia arte e cultura sono affidate a perfetti mediocri, ottusi, incompetenti ed ignoranti), dal titolo "Ila e le ninfe" - se non conoscete la storia di Ila potete leggerla su wikipedia o qualunque dizionario mitologico - che è uno dei dipinti preraffaelliti più belli e suggestivi in assoluto...ma in generale a seguito di vari eventi interconnessi che riguardano la nostra attuale civiltà, spenderò qui sopra qualche parola prima di tornare a lavoro a illustrare le fiabe tradizionali (si, sempre quelle che pretendono di censurare, alla faccia loro!). In primis, che un dipinto con dei giovani nudi femminili, con una loro naturale seduttività, possa avere in qualche modo a che fare con la campagna #MeToo e cioè una campagna contro gli abusi sessuali...beh, non so quale mente contorta possa partorire tale grottesca associazione di idee. Poi, il fatto che non si conosca né la mitologia ed il contesto panteista cui si ispira l'opera (come del resto molte altre opere preraffaellite) non è meno grave, ma soprattutto, è palese che si disconosca del tutto - e a causa di ciò venga totalmente frainteso - il simbolismo espresso da tale opera ed i significati attraverso i quali si presta ad essere interpretata. In tutto ciò, la cosa più allarmante, è che la totale ignoranza sui tesori più preziosi custoditi dalla civiltà europea (le cui radici non sono cristiane, come vorrebbero far credere certi luminari da teatrino televisivo che vanno a braccetto con le più becere estreme destre, ma assai più antiche di qualunque monoteismo) rende i medesimi, di fatto, inaccessibili al popolo: se non si comprende il valore immenso e numinoso di cui queste opere sono portatrici, non è possibile neppure trasmetterlo alle nuove generazioni. Allora si, spogliamo pure i musei delle loro opere e cediamo queste ultime a collezionisti privati che - si spera - saranno in grado di apprezzarle davvero e coglierne il valore inestimabile. Ma che, soprattutto, non si sentiranno turbati o sandalizzati dal seno scoperto di una figura adolescente che invita un giovane uomo ad entrare nell'acqua con lei: turbamento e intolleranza che sono tipici di quella società cripto-protestante da cui stanno di recente scaturendo tutte le pretese di censura più assurde, dal bacio del principe alla Bella Addormentata alle Rune sui maglioni scandinavi. La stessa società dal cui inconscio collettivo scaturisce la simpatia per lo chador, per il burqua e per tutte quelle forme di repressione-oppressione ammantata di "esotico" perché proviene da altre culture ma, nei fatti, rimarca sempre la stessa solfa: il corpo della donna è impuro, la bellezza va nascosta, la seduzione è peccato, il sesso si fa solo per fare figli, ecc. E sono proprio i complessi inconsci di questa società ad ammiccare agli estremismi delle società "altre". Se la componente dominante dell'attuale coscienza collettiva, infatti, è quella progressista e libertaria, la sua Ombra speculare è rivolta all'opposto, verso la censura dell'arte e del bello, l'intolleranza e la repressione. Ciò avviene per naturale funzione compensatrice. Questa Ombra trova espressione cosciente, per l'appunto, nelle fazioni opposte all'ideologia dominante: movimenti di estrema destra, pseudo-identitarismi ed integralismi religiosi che spuntano come funghi in risposta al flusso ideologico che domina - ma solo in superficie - le coscienze degli occidentali. Essi stanno prendendo piede, purtroppo, proprio a causa di quegli eccessi ridicoli, di quelle gravi mancanze e di quell'insieme di scelte ed intenti rivelatesi disastrosi quanto infinitamente pericolosi, di cui la politica globalista e progressista è stata fautrice, politica che si nasconde, nel nostro paese, dietro la maschera di una virtuosa sinistra che non esiste più poiché ha rinnegato da tempo i principi sui quali si fondava: ovvero quelli socialisti. Insomma, l'ignoranza e l'incompetenza della funzione primaria, razionale, della collettività, nutre i mostri della funzione inferiore della medesima collettività, i fanatismi che scaturiscono dalle pulsioni inconsce della popolazione, dalle debolezze inespresse, dalle paure, dalla frustrazione, dal bisogno di un rinnovamento spirituale e culturale che, tuttavia, si esprime nel peggiore dei modi, spesso mistificando un passato dal quale ci si dovrebbe essere emancipati ormai da tempo. Così in risposta allo pseudo-femminismo delle Femen e delle lobby che vorrebbero annientare la femminilità attraverso la cultura gender si scagliano boriosi tutti i maschi frustrati e le loro donne affettivamente dipendenti, e abbiamo (di nuovo, che persecuzione!) l'anti-femminismo, l'antiabortismo, l'apologia acritica della famiglia tradizionale - che poi è la stessa dalla quale sono scaturiti tutti i complessi a tonalità affettiva e le menomazioni emotive, e dunque avrebbe bisogno come minimo di una sana riforma, perché per quanto si fatichi a crederlo, gli stessi che oggi inneggiano alle famiglie "alternative", alla maternità surrogata e all'utero in affitto, sono figli e figlie nati e cresciuti in famiglie tradizionali; allora qualcosa è andato storto, mi sorge spontaneo pensare. E poi, ovviamente, abbiamo di nuovo l'antisemitismo, tutti gli "anti" e tutti gli "ismi" e i relativi complotti scaturiti dal disagio individuale e sociale. Veniamo dunque al punto della situazione: fiabe censurate, dipinti che si vorrebbero togliere dai musei, un bambino ebreo di 8 anni picchiato in Francia da due adolescenti. Tutto questo mi ricorda un certo periodo storico che definire tragico sarebbe un eufemismo. Siete proprio sicuri che non servano giornate della memoria? Prima di perderla del tutto, la memoria vera della nostra civiltà, di ciò che è stato e di ciò che merita di essere preservato dall'incombente distruzione e furia iconoclasta, cominciate così: caricate questo dipinto su tutte le vostre pagine e blog, e se dovessero censurarlo, caricatelo nuovamente, create altri profili, stampate i volantini del bellissimo Ila con le sue ninfette nude e appendeteli ovunque. La vera rivoluzione parte dall'arte ma, ancor prima, da noi stessi, dal nostro modo di concepire la realtà, sempre.
MR
J.W.Waterhouse, Hylas and the nymphes

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Ila, le Ninfe e la censura diMilena Rao è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://milenarao.blogspot.it/2018/02/ila-le-ninfe-e-la-censura.html.
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